Alberto Peola Arte Contemporanea

a cura di Francesca Simondi

La galleria Alberto Peola presenta Nistru-Confines, la seconda personale dell’artista moldava Victoria Stoian (Chișinău - Moldavia, 1987).

 

Immaginate per un istante di essere lontani dalla vostra terra e dalle vostre memorie più intime. Quali e quanti colori scegliereste per dipingere l’immagine interiorizzata di quel luogo, di quel ricordo? Con quanta passionalità, delicatezza o istintualità affrontereste la tela con il pennello?
Victoria Stoian li usa tutti, nelle loro mutevoli e molteplici sfumature. Tutti, raramente il nero, che per lei rappresenta la tranquillità, la notte, il silenzio, ma anche la negazione della vita. Ogni più piccola traccia di pigmento sulle sue tele sembra voler suggerire una sonorità visiva da rielaborare con gli occhi e con la mente. Una vera e propria sinfonia pittorica. Così Victoria Stoian ci descrive la sua Moldavia.
Come nei Diari paesani di Tancredi, anche lei racconta attraverso l’uso di un segno stratificato, materico, alle volte spezzato, un paesaggio astratto privo di costruzione prospettica. A dare la profondità è l’intensità con cui viene distribuito il colore. Delicate e tenui campiture di lilla e verde salvia lasciano improvvisamente spazio a un turbinio di colori e di materia. La pennellata morbida viene poco a poco modellata da una gestualità sempre più immediata e istintiva che rivela l’espressività emotiva dell’artista.

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Inaugurazione
dalle ore 18:00
Durata
21 settembre - 25 ottobre 2018
Orario
Martedì - Sabato (15:00 - 19:00)
Mattino su appuntamento

Nell'ambito della prima edizione di Fo.To. Fotografi a Torino la galleria Alberto Peola presenta la mostra collettiva E il giardino creò l’uomo.

E IL GIARDINO CREÒ L’UOMO
testo di Francesca Simondi

Il titolo della mostra è la citazione del saggio E il giardino creò l’uomo di Jorn de Précy, filosofo giardiniere, personaggio letterario creato dallo storico dei giardini Marco Martella. De Précy, vissuto tra Ottocento e Novecento, epoca segnata da una grande trasformazione industriale, urbanistica e sociale, nel 1912 pubblicò in Inghilterra The lost garden in cui racconta la bellezza e la spiritualità dei giardini, luoghi sacri dove la natura può crescere libera e incontaminata, veri e propri rifugi per l’anima. Non manca di esprimere però la sua forte preoccupazione verso un mondo che sta cambiando, interrogandosi su quello che potrebbe essere il nostro destino: «[…] domandarsi cosa sarà del giardino significa domandarsi cosa ne sarà dell’umanità, tanto intimo è il legame tra giardino e uomo […]».

Le opere fotografiche scelte per la collettiva accompagnano visivamente i pensieri di Jorn de Précy. Sono immagini che raccontano il precario e spesso effimero rapporto tra uomo e natura e che testimoniano il senso di abbandono che ne deriva. 

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22 giugno - 24 luglio 2018

  • Hamzehian/Mortarotti

a cura di Stefano Riba

Nell'ambito della prima edizione di Fo.To. Fotografi a Torino, che apre il 3 maggio 2018, la galleria Alberto Peola presenta Most were silent, la personale di Anush Hamzehian e Vittorio Mortarotti.

Most were silent è la prima personale alla galleria Alberto Peola di Anush Hamzehian e Vittorio Mortarotti. I lavori della coppia, presente da anni sulla scena artistica internazionale, spiccano per l'originalità nell'utilizzo dei linguaggi dell'immagine documentaria (fotografia e video) e per l'attenzione verso le marginalità storiche, geografiche e sociali.

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4 maggio - 16 giugno 2018

a cura di Luca Beatrice

Quello della pittura, prima ancora che un mestiere, un’arte, è una disciplina. Un’esigenza quotidiana che impone riflessione, esercizio, metodo. Una pratica che si trasforma in urgenza. Diversamente da altri linguaggi, la pittura può vivere anche senza un particolare progetto perché al pensiero e alla teoria si vanno sommando l’istinto e il talento. L’uno non può funzionare senza l’altro e solo mettendoli insieme il meccanismo allora funziona. Ecco perché di pittori davvero interessanti e coraggiosi in giro se ne vedono pochi.

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2 marzo - 24 aprile 2018

a cura di Lea Mattarella

La mostra si chiama White noise, Rumore bianco come il romanzo di Don DeLillo pubblicato nel 1985. E il titolo è lo stesso della grande opera che ci accoglie nella prima sala della galleria Peola. Un Botto&Bruno, senza dubbio – loro hanno quel tocco, un modo di “costruire l’immagine come se dipingessimo” irripetibile e inconfondibile – ma nello stesso tempo un’opera inedita per loro, apparentemente diversa dalle precedenti. È come se avessero allargato il punto di vista e ciò che prima era in primo piano si è allontanato, moltiplicando le immagini. 

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4 novembre 2017 - 3 febbraio 2018

con un testo di Marco Enrico Giacomelli
 

Il fantasma della nostalgia

Ho conosciuto Gabriele Arruzzo nel 2003. Esponeva in una collettiva curata da Luca Beatrice e Guido Curto, intitolata Almeno 16 minuti (qualcosa di più dell’effimera celebrità profetizzata da Andy Warhol) e allestita alla Galleria Art & Arts, che ebbe vita assai breve. Lui presentava un’opera ispirata al trittico Three Studies for Figures at the Base of a Crucifixion (1944 ca.) e, avendo io discusso una tesi su Francis Bacon pochi anni prima, catturò la mia attenzione. Ne parlammo a lungo, in strada.

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22 settembre - 28 ottobre 2017

  • Matheus Rocha Pitta

a cura di Francesca Comisso, Luisa Perlo (a.titolo)


La mostra TAKE CARE. Esercizi di attenzione intorno a sei lajes e una stele di Matheus Rocha Pitta ha origine da un'attività di ricerca, studio e intervento conservativo su tre opere dell'artista brasiliano Matheus Rocha Pitta, tra i più interessanti protagonisti della giovane scena artistica sudamericana. La mostra prende forma negli spazi della Galleria Alberto Peola come un discorso in cui le opere funzionano da fulcro di una riflessione che indaga la reciprocità tra pratiche e poetiche, nell'intreccio tra atti creativi e curatoriali, tra conservazione e produzione.

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23 giugno - 16 settembre 2017

Negli ultimi anni Cornelia Badelita ha raccolto con costanza e curiosità copie di quadri antichi. La sua collezione è costituita in gran parte da imitazioni di dipinti cinque, sei e settecenteschi, spesso nature morte o ritratti, i cui autori sono più o meno noti agli storici dell’arte. Le riproduzioni sono state realizzate nel corso degli anni Novanta da anonimi copisti cinesi, i cosiddetti “ritrattisti di Mao”, i quali hanno reinterpretato, secondo le proprie capacità e il proprio gusto, la storia dell’arte occidentale. L'interesse di Badelita per questi dipinti si concentra principalmente su due aspetti: la ripetizione del gesto e la condizione di simulacro. Essi, infatti, costituiscono una folta schiera di copie, orfane del loro originale, su cui a sua volta Badelita interviene.

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11 aprile - 27 maggio 2017