Alberto Peola Arte Contemporanea

Sophy Rickett lavora con il buio e, usando i mezzi più semplici della fotografia, fa emergere dalla notte gli scenari per le sue inquadrature. All'inizio - metà anni '90 - fotografa giovani donne nell'atto di urinare, in piedi come gli uomini, contro muri e parapetti urbani; ragazzi accovacciati sul bordo della strada appena fuori dal fascio di luce dei fari delle auto. In seguito nelle sue immagini la presenza umana si fa assente e gli spazi rappresentati sono "non luoghi", aree periferiche delle città attraverso cui si passa in transito verso qualche altra destinazione, viadotti, raccordi stradali, incroci deserti.

Progressivamente l'oscurità della notte diventa più profonda e pervasiva, quasi un fondale omogeneo tagliato da una sottile striscia di luce su cui cammina una minuscola figura; oppure interrotto da uno steccato in lontananza dietro il quale lo spettatore, scrutando con attenzione e a lungo, può scoprire l'affiorare di qualcuno prima invisibile. L'accentuata orizzontalità della scena e la cancellazione della profondità di campo collocano il punto di vista in una posizione non definita.
Quando i soggetti delle sue riprese diventano prati o cortine di alberi, l'artista introduce il colore che divide a metà l'immagine o fa emergere gli elementi dal denso e impenetrabile sfondo nero. Nella serie Forest, invece, l'illuminazione è così minima che a fatica si distinguono i dettagli di una foresta fitta di pini: a poco a poco diventa chiaro che le immagini in sequenza includono metà delle immagini vicine, creando un leggero spostamento prospettico che, unito allo schiacciamento del primo piano sullo sfondo, produce in chi guarda un effetto disorientante.
Le opere di Sophy Rickett sono lavori poetici e misteriosi. «Uso il buio della notte per far pensare non al vuoto ma piuttosto a un luogo pieno di possibilità». Il luogo potrebbe essere dappertutto, vi potrebbe succedere ogni cosa. Sta allo spettatore, incantato dall'infallibile precisione degli spazi neri, trovare un contesto, riempire di eventi il buio, individuare le connessioni narrative che la forte logica formale delle serie di fotografie lascia aperte.

5 marzo - 13 aprile 2002