Alberto Peola Arte Contemporanea

a cura di Lea Mattarella

La mostra si chiama White noise, Rumore bianco come il romanzo di Don DeLillo pubblicato nel 1985. E il titolo è lo stesso della grande opera che ci accoglie nella prima sala della galleria Peola. Un Botto&Bruno, senza dubbio – loro hanno quel tocco, un modo di “costruire l’immagine come se dipingessimo” irripetibile e inconfondibile – ma nello stesso tempo un’opera inedita per loro, apparentemente diversa dalle precedenti. È come se avessero allargato il punto di vista e ciò che prima era in primo piano si è allontanato, moltiplicando le immagini. Però te le devi andare a cercare dentro questo paesaggio apocalittico abitato dall’invenzione letteraria della nube tossica che sconvolge le vite di Jack, professore universitario, della sua famiglia e della sua città dove tutto sembrava andar bene perché gli eventi si succedevano sempre uguali, anno dopo anno. Quando Botto&Bruno mi hanno mandato l’immagine di questo quadro ho fatto proprio così: ho messo lo zoom allo sguardo per scrutare ogni angolo di questo mondo in decomposizione. E ho scovato oggetti che appartengono al mondo dei due artisti, perché provengono dai luoghi che compongono la scenografia delle periferie del mondo. E queste, come sappiamo, si assomigliano tutte. Ecco la radio con i suoi altoparlanti, costruzioni di ruote di gomma per automobili, autobus fermi da chissà quando, macchine bruciate, case di lamiera, silos, gru, rovine, una tastiera, massi accatastati, piccoli e grandi esplosioni, frammenti di uomini e di donne di cui possiamo vedere solo una parte del corpo, mai il viso (e questo è tipico della coppia di artisti: celare sguardi, espressioni). Poi ci sono le parole, un bianco e nero chiamato a smorzare o a esaltare toni e timbri. 

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Durata
4 novembre 2017 - 3 febbraio 2018
Orario
Martedì -Sabato (15:00 - 19:00)
Mattino su appuntamento

con un testo di Marco Enrico Giacomelli
 

Il fantasma della nostalgia

Ho conosciuto Gabriele Arruzzo nel 2003. Esponeva in una collettiva curata da Luca Beatrice e Guido Curto, intitolata Almeno 16 minuti (qualcosa di più dell’effimera celebrità profetizzata da Andy Warhol) e allestita alla Galleria Art & Arts, che ebbe vita assai breve. Lui presentava un’opera ispirata al trittico Three Studies for Figures at the Base of a Crucifixion (1944 ca.) e, avendo io discusso una tesi su Francis Bacon pochi anni prima, catturò la mia attenzione. Ne parlammo a lungo, in strada.

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22 settembre - 28 ottobre 2017

  • Matheus Rocha Pitta

a cura di Francesca Comisso, Luisa Perlo (a.titolo)


La mostra TAKE CARE. Esercizi di attenzione intorno a sei lajes e una stele di Matheus Rocha Pitta ha origine da un'attività di ricerca, studio e intervento conservativo su tre opere dell'artista brasiliano Matheus Rocha Pitta, tra i più interessanti protagonisti della giovane scena artistica sudamericana. La mostra prende forma negli spazi della Galleria Alberto Peola come un discorso in cui le opere funzionano da fulcro di una riflessione che indaga la reciprocità tra pratiche e poetiche, nell'intreccio tra atti creativi e curatoriali, tra conservazione e produzione.

Concepita insieme all'artista, la mostra presenta un'imponente stele e sei lajes, opere ricorrenti nella sua ricerca costituite da lastre di cemento armato di diverso formato la cui superficie incorpora ritagli di carta con immagini selezionate in giornali e riviste e conservate nel corso degli anni. Da questo personale archivio, Rocha Pitta attinge per veicolare storie, memorie e situazioni tra il passato e il presente, spesso legate al Brasile, dalle quali emerge la denuncia delle diverse forme di autoritarismo, di mistificazione dell'informazione, di sfruttamento e ingiustizia, cui si unisce una profonda adesione umana al mondo del vinti. 

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23 giugno - 16 settembre 2017

La galleria Alberto Peola è lieta di ospitare la mostra personale Reflecție/Repetiție di Cornelia Badelita (Radauti, Romania, 1982).

Negli ultimi anni Cornelia Badelita ha raccolto con costanza e curiosità copie di quadri antichi. La sua collezione è costituita in gran parte da imitazioni di dipinti cinque, sei e settecenteschi, spesso nature morte o ritratti, i cui autori sono più o meno noti agli storici dell’arte. Le riproduzioni sono state realizzate nel corso degli anni Novanta da anonimi copisti cinesi, i cosiddetti “ritrattisti di Mao”, i quali hanno reinterpretato, secondo le proprie capacità e il proprio gusto, la storia dell’arte occidentale. L'interesse di Badelita per questi dipinti si concentra principalmente su due aspetti: la ripetizione del gesto e la condizione di simulacro. Essi, infatti, costituiscono una folta schiera di copie, orfane del loro originale, su cui a sua volta Badelita interviene.

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11 aprile - 27 maggio 2017

La galleria Alberto Peola è lieta di ospitare la seconda mostra personale di Cosimo Veneziano (Moncalieri TO, 1983).

Le opere inedite presentate concludono la ricerca di Cosimo Veneziano sul ruolo della scultura nello spazio pubblico nella società contemporanea, e sul valore iconografico e simbolico che le immagini assumono nel processo di creazione della propaganda politica. In particolare il suo interesse si rivolge al processo di selezione e di scarto di fatti e personaggi, messo in atto nella costruzione di un'iconografia da parte di una comunità, prima che il simbolo sia collocato nello spazio pubblico, fisico o virtuale.  

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10 febbraio - 1 aprile 2017

a cura di Valeria Ceregini

La galleria Alberto Peola è lieta di presentare la personale di Gioberto Noro.
 

Aperture
Il solo mondo che esiste è l’opaco e l’aprico ne è solo il rovescio.
Italo Calvino, Dall’opaco in Romanzi e Racconti vol. III

La coppia di artisti Gioberto Noro, mossa da una pulsione cognitiva nella realizzazione dell’opera artistica, fa mostra della volontà di conoscere il reale passando attraverso il superamento intellettivo del mezzo fotografico che da semplice macchina diventa strumento d’indagine del mondo e, quindi, del Sé.
In loro l’“Io diviso” si ricongiunge in un perfetto connubio – en to pan – in cui la polarità femminile e maschile (coniunctio oppositorum) è superata da un rapporto di complementarietà percepibile nelle loro immagini in cui i princìpi cosmici si congiungono per dar vita a un’equilibrata unione fra i generi. La salda compostezza e l’androginia delle immagini è la chiara espressione del Rebis di Sergio Gioberto e Marilena Noro che affiora nel trattamento dell’immagine e nell’“individuazione” (in-dividuus, non diviso) degli elementi rappresentati facenti parte di un universo fotografico imprescindibile da quello reale. Il microcosmo fotografato risulta avere un effetto ricorsivo nei confronti del macrocosmo potendosi quindi definire una mise en abyme in cui la dimensione individuale è reiterata in quella universale.

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5 novembre 2016 - 28 gennaio 2017

La galleria Alberto Peola è lieta di presentare la personale di Simone Mussat Sartor.

 

NON ORA, NON QUI.
Marco Rainò

Ci sono delle gambe, delle panchine, delle finestre; qui, in questi ritagli di visione in formato quadrato ci sono unità di tempo che non torneranno più, ci sono istanti che avevamo dimenticato, simili ma non uguali ad altri che forse non avevamo considerato validi, necessari, che prima non avevamo estratto dal flusso del tutto. Dal mai concluso flusso del tutto.

Per la maggior parte di noi, queste fotografie, saranno utili a ricordare momenti che non abbiamo mai vissuto. Attraverso questi scatti, riconosceremo il generico attimo del quotidiano che, ambientato in scenari differenti, riguarda chiunque.
L’inquadratura è istintiva, spesso in movimento, formulata lungo il tragitto che porta da un punto iniziale ad uno finale, di destinazione; l’immagine è presa “nel frattempo”, progettata per non essere progettata, incidentalmente autentica o autentica perché incidentale.

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29 settembre - 29 ottobre 2016

La galleria Alberto Peola è lieta di presentare la personale di Thorsten Kirchhoff Underground Party.

La mostra si sviluppa dal video ispirato al film Underground (1995) del regista Emir Kusturica.
Nel film di Kusturica i protagonisti si riparano dai bombardamenti della guerra in un rifugio antiaereo nel quale rimarranno nascosti per molti anni, ben oltre la fine del conflitto, nel tentativo di vivere la gioia che non è più possibile provare nel mondo di sopra. Allo stesso modo, nel video di Thorsten Kirchhoff si allude alla possibilità di trovare una realtà alternativa a quella desolata e sterile del presente, in cui il bisogno umano di cercare risposte, seppur vane e illusorie, è ancora vivo. 

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21 maggio - 26 luglio 2016